Cosa significa la finale Inghilterra-Sudafrica – L’Ultimo Uomo

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Passato e presente della finale dei Mondiali di rugby.

Il 31 maggio del 1902 i rappresentanti della Repubblica del Transvaal, dell’Orange Free State e del Regno Unito si incontrano alla Melrose House di Pretoria, in Sudafrica. Dopo mesi di negoziazioni, arriva il momento di siglare la pace fra boeri e britannici, per chiudere un conflitto, la seconda guerra boera, che ha lasciato sul campo quasi 100.000 morti, un numero incalcolabile di feriti e una lacerazione profonda nell’anima della regione: oltre 40.000 donne e bambini non sono mai tornati dai campi di concentramento dell’esercito inglese in Africa.

Per settimane l’amministratore coloniale Sir Alfred Milner e il generale Lord Horatio Herbert Kitchener tengono aperto il tavolo delle trattative con i delegati boeri. L’incontro decisivo avviene nella cittadina di Vereeniging, nel sud della regione di Gauteng, il 15 maggio. Si discute soprattutto dell’amnistia per i militari boeri, dell’organizzazione amministrativa successiva alla pace e del risarcimento che la corona britannica dovrà garantire agli sconfitti: Louis Botha, il più influente fra i comandanti boeri, vuole che sia assicurato un pagamento di 3 milioni di sterline in opere pubbliche di ricostruzione per mettere fine al conflitto.

Alle due di pomeriggio dell’ultimo giorno di maggio l’accordo viene finalmente siglato.

Transvaal e Free State avranno un’amministrazione boera indipendente, sotto l’egida del governo di Sua Maestà, in cambio della totale resa militare e della consegna alla Gran Bretagna di tutte le armi. I boeri dovranno giurare fedeltà alla Corona inglese, ma potranno godere dell’amnistia e continuare a parlare la lingua olandese, che verrà riconosciuta a tutti gli effetti e autorizzata nelle scuole e nei tribunali. Inoltre, il diritto di proprietà sarà garantito e verrà permesso ai boeri di possedere armi da fuoco, con l’autorizzazione del governo centrale britannico: il trattato di Vereeniging è firmato.

La prima sfida tra Inghilterra e Sudafrica

Quando la nazionale sudafricana di rugby si imbarca dal porto di Città del Capo in direzione di Londra sono passati appena quattro anni dalla fine della guerra: è il luglio del 1905. La Nuova Zelanda ha da poco concluso un tour epico in terra britannica, con tre scintillanti vittorie contro Scozia, Irlanda e Inghilterra e una sconfitta subita, all’ultimo match, dal Galles. I sudafricani sentono di non poter essere da meno e organizzano subito una spedizione in Europa, un tour ancora più ambizioso di quello degli All Blacks, che toccherà, oltre al Regno Unito, anche la Francia.

È un evento storico. A pochi anni dalla fine di un conflitto le cui ferite faticano a rimarginarsi, in una società profondamente divisa, con uno Stato che di fatto ancora Stato non è, la nazionale di rugby è il primo esempio nella storia del non ancora nato Sudafrica (la nazione unitaria vedrà la luce solo nel 1910) a mettere insieme afrikaaners e inglesi, provenienti da quattro diverse colonie britanniche, ma con un elemento in comune: sono tutti nati in Africa. Nascono così gli Springboks, da una trovata del capitano Roos e del manager Carden, preoccupati di dover anticipare la stampa locale nella scelta di un soprannome. L’antilope tipica delle regioni sud-occidentali dell’Africa diventa il simbolo della squadra sudafricana, un marchio indelebile nella storia della squadra.

springbok

Ad attendere il Sudafrica a Londra c’è un’Inghilterra opulenta, governata dallo spavaldo Edoardo, un uomo che ama la bella vita, che si circonda di amanti, che traghetta il paese nel nuovo secolo con un cambio di rotta drastico rispetto al regno ombroso della madre Vittoria.

La squadra di rugby inglese vuole zittire i critici, che l’hanno bastonata dopo la larga sconfitta, 5 mete a 0, patita contro la Nuova Zelanda nel primo vero scontro con una nazionale d’oltreoceano della sua storia. Pochi giorni prima del match contro gli Springboks scoppia un vergognoso caso razziale. Il Sudafrica minaccia di ritirarsi dalla partita se l’Inghilterra deciderà di schierare James Peters, il mediano d’apertura di colore che è stato convocato a furor di popolo dopo una straordinaria stagione nelle file del Plymouth, che ha trascinato alla vittoria del campionato.

Peters è abituato ad essere giudicato per il colore della sua pelle. Figlio di un circense morto sbranato da un leone, abbandonato in orfanotrofio da bambino, cinque anni prima è stato allontanato dalla squadra del Bristol dopo le proteste di un membro del comitato direttivo, scioccato dal fatto che un nero abbia tolto il posto in campo a un bianco. Per questo, quando gli viene comunicato dai dirigenti che la richiesta sudafricana è stata accettata, non se la prende più di tanto. Per rivedere un giocatore nero nella nazionale di rugby inglese bisognerà aspettare ottantadue anni: Chris Oti, tre quarti – ala, sarà nel XV che batterà la Scozia per 9 a 6 nell’esordio del Sei Nazioni 1988.

L’8 dicembre del 1906 si scende finalmente in campo. Lo stadio è il Crystal Palace, gli spettatori 40.000, arbitra lo scozzese JD Tulloch. La partita è tirata. Gli Springboks

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